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	<title>il Ballo di San Vito &#187; Podcast</title>
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	<description>foglio quotidiano di informazione incontrollata</description>
	<pubDate>Wed, 01 Jul 2009 23:06:56 +0000</pubDate>
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		<title>è Quasi Sempre la Stessa Storia</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Oct 2008 21:32:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>shako</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Cazzeggio e Satira]]></category>

		<category><![CDATA[Podcast]]></category>

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		<description><![CDATA[Non è corretto definire quelli che in questi giorni scendono in piazza e occupano le scuole come studenti. Esattamente come è più corretto chiamare il maestro unico con l&#8217;appellativo di maestro prevalente: gli studenti, sarebbe più corretto chiamarli giovani.
In effetti quello che urta maggiormente la dignità dei giovani non è tanto la riforma scolastica in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non è corretto definire quelli che in questi giorni scendono in piazza e occupano le scuole come studenti. Esattamente come è più corretto chiamare il maestro unico con l&#8217;appellativo di maestro prevalente: gli studenti, sarebbe più corretto chiamarli giovani.<br />
In effetti quello che urta maggiormente la dignità dei giovani non è tanto la riforma scolastica in se ma, soprattutto, è il fatto che, nei tavoli che decidono le riforme, non sia prevista nemmeno una sedia per i diretti interessati. I giovani sono dunque inviperiti perchè non li fila nessuno e, con questa vicenda, si prenderanno un&#8217;altra mazzata sui denti. Purtroppo non è più come ai tempi di Tutankamon che uno poteva essere faraone a 14 anni.<br />
Questa storia la conosco bene e l&#8217;ho imparata sulla mia pelle nel 1998. Quell&#8217;anno veniva approvata la riforma sull&#8217;autonomia scolastica che fu l&#8217;inizio del declino della scuola italiana che ha aperto la strada all&#8217;inflazionamento dei titoli di studio, ai finanziamenti per le scuole private ed al precariato. Io ero uno studente delle superiori e soprattutto ero uno dei leader del movimento pordenonese. Capivamo che la riforma era una gran stronzata e soprattutto ci sentivamo abbastanza maturi per dire: la scuola non va? C&#8217;è da fare una riforma? Benissimo! Noi siamo la scuola e abbiamo un mare di idee: parliamone assieme e facciamo qualcosa di buono. Inutile dire che le istituzioni proseguirono sulla loro linea senza il minimo cambiamento di direzione.<br />
Facemmo un casino della madonna: in due mesi organizzammo quattro cortei ed occupammo tre istituti superiori e tre edifici abbandonati facendone centri sociali. Eravamo tutti esaltati perchè ci sembrava di rivivere il &#8216;68 trent&#8217;anni dopo. Tutto questo non servì ad altro, però, che a fare un sacco di festa e a stringere importanti amicizie con i compagni d&#8217;avventura. Io poi speravo che, in una di quelle notti passate a dormire sui pavimenti, qualche bella fanciulla, come erano tutte bellissime le ragazze in quelle occasioni, si sarebbe decisa a farmi perdere la verginità ma nemmeno questo accadde.<br />
Memorabile fu poi un giorno della primavera successiva quando ormai ogni speranza era svanita e l&#8217;autonomia era in attuazione. La Vice Ministro dell&#8217;Istruzione tenne una conferenza per spiegare agli studenti la riforma. Furono invitate delle classi dei vari istituti di Pordenone: non i rappresentanti degli studenti o persone interessate ma delle classi icx deliberatamente scelte dai presidi. Io che, ad esempio, ero rappresentante d&#8217;istituto, membro della Consulta Provinciale degli Studenti e appartenente al più importante collettivo studentesco indipendente di Pordenone, non ebbi la possibilità di parteciparvi se non facendo un&#8217;assenza da scuola e infiltrandomi tra le classi invitate. Al mio arrivo al mattino vidi arrivare ad una ad una le classi accompagnate dai professori di turno. Mi fu subito evidente che gli studenti erano ben contenti di essere li poiché avrebbero saltato un giorno di scuola: interrogazioni e compiti in classe. Entrammo nel auditorium gremito dagli studenti con i presidi in prima fila. La vice ministra tenne un pallosissimo discorso di due ore che portò tutti i presenti a desiderare il suicidio. Poi venne la parte in cui gli studenti potevano fare delle domande.<br />
Fui il primo a prendere il microfono e non mi risparmiai. Iniziai dicendo che agli studenti presenti non interessava nulla della conferenza ma che erano tutti ben felici di saltare scuola perchè la scuola è un luogo che opprime i giovani: un luogo da cui i giovani non vedono l&#8217;ora di evadere. Poi criticai i presidi più interessati alle loro carriere che al bene dei ragazzi. Vedendo che la vice ministra non mi ascoltava, infatti era tutta intenta a scrivere chissà cosa e a parlottare con un suo vicino, iniziai a dire: ma mi sta ascoltando? Vice ministro sto parlando con lei. Mi guardi almeno: sono quassù. Faccia un gesto di modo che capisca che mi stà ascoltando.<br />
Ma niente. Per uno o due minuti rimasi a parlare in questi termini sbracciandomi e richiedendo l&#8217;attenzione dell&#8217;alta carica dello Stato. Ma ella, per tutto il tempo, non mi porse nemmeno uno sguardo. Conclusi rivolgendomi ai ragazzi dicendo: ecco vedete queste sono le nostre istituzioni che fanno quello che vogliono senza ascoltarci.<br />
Quella giornata mi rattristò molto ed è emblematica per comprendere l&#8217;atteggiamento dei rappresentanti politici che hanno degli obiettivi da raggiungere imposti da chissà chi indipendentemente dal buon senso e dal parere dei cittadini.<br />
Oggi la scena è più o meno la stessa con alcune differenze dal &#8216;98: i giovani restano inascoltati, è il quarantesimo e non il trentesimo anniversario del &#8216;68, il governo è di destra e non di sinistra, nei cortei assieme ai giovani ci sono i docenti che temono per il posto di lavoro e lo stipendio mentre 10 anni fa speravano che qualche azienda gli desse più soldi, nei cortei sfilano pure i leader dell&#8217;opposizione, nel &#8216;98 erano i presidi ad intimidire gli studenti minacciando sgomberi dalla polizia mentre oggi a farlo è il primo ministro, la legge non cambierà e le proteste si placheranno.</p>
<p>Ora non voglio essere disfattista e dire che tutto questo non serve a nulla. Se non fossi un laureato con tanto di master disoccupato e senza qualche decina di euro per prendere un treno ed andare a manifestare ci andrei anch&#8217;io. Ma non basta un giorno di sciopero. Quelli sono istituzionalizzati. Qualsiasi studente sa che ogni anno scolastico, su 200 giorni, se ne passerà a casa 4 o 5 per degli scioperi. Poi ci sono quei genitori e quegli alunni che rompono perchè devono assolutamente avere le loro ore di lezione. Per contrastare efficacemente provvedimenti di questo genere sarebbe necessario uno sciopero ad oltranza: astensione totale fino a ripensamento delle autorità, qualunque costo questo comporti. Ma non c&#8217;è una vera volontà per questo. Dopotutto la riforma va bene anche all&#8217;opposizione.</p>
<p>Storicamente poi i movimenti studenteschi sono sempre stati affiancati da quelli operai. E proprio in questo periodo che, a rigor di logica gli operai dovrebbero essere super incazzati, non c&#8217;è ombra di una loro protesta. Dico questo perchè, al bar che frequento, su trenta avventori che siamo già in tre sono in cassaintegrazione da quest&#8217;estate. Alcune fabbriche hanno chiuso ed altre hanno tagliato il personale di più della metà. Ma alla fine la vita da cassaintegrato non è poi così male. Guadagni 800 euro al mese ed hai un sacco di tempo libero. Così quando si dovrebbe protestare per la mancanza di lavoro ci sono strumenti che ti zittiscono e, al massimo, si protesta come quegli operai di Messina cassaintegrati per 13 anni che hanno scioperato quando sono stati richiamati in fabbrica. Che cosa volete! Prima ci lasciate per strada e ora noi ci prendiamo la cassaintegrazione e lavoriamo in nero da altre parti e stiamo meglio di prima che volete da noi adesso! Hanno detto.<br />
C&#8217;è da chiedersi se l&#8217;imps non andrà in fallimento.</p>
<p>Concludo postando un video che mostra come le istituzioni, in questi casi, operino senza minimamente considerare i loro istituenti. Questa volta siamo nel 2003 ed è il caso dell&#8217;auletta autogestita della facoltà di scienze politiche dell&#8217;università di Padova. Approfittando di una stanza in disuso, gli studenti, ne avevano fatto una loro sede: libera e aperta a tutti, dove si stava assieme e si organizzavano iniziative culturali e didattica alternativa. Quando arrivai in quella scuola, l&#8217;auletta, fu la cosa migliore che vi trovai. Ovviamente durò poco tempo.<br />
Nel video si stà per svolgere il consiglio di facoltà che deciderà per la destinazione a fini diversi dello spazio autogestito e Omid, tra i più impegnati e portavoce del gruppo di studenti, interviene parlando al consiglio e spiegando molto bene che chi ha il potere fa un po quel cazzo che gli pare.<br />
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		<title>Spedire file di grandi dimensioni</title>
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		<pubDate>Mon, 05 May 2008 19:27:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>little green man</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Internet]]></category>

		<category><![CDATA[Podcast]]></category>

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		<description><![CDATA[SPH vuole i podcast sul server&#8230; mi sembra una cosa giusta&#8230; ma 10 podcast occupano circa 300Mb di spazio! è normale allora che paghiamo così tanto di server - quanto? 160euri l anno? -
non sarebbe più facile prendere meno spazio?
Allora SPH si arrabbierebbe e con le pantofole rotte e la pipa in bocca urlerebbe - [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>SPH vuole i podcast sul server&#8230; mi sembra una cosa giusta&#8230; ma 10 podcast occupano circa 300Mb di spazio! è normale allora che paghiamo così tanto di server - quanto? 160euri l anno? -</p>
<p>non sarebbe più facile prendere meno spazio?</p>
<p>Allora SPH si arrabbierebbe e con le pantofole rotte e la pipa in bocca urlerebbe - facendo bolle di sapone dalla pipa - &#8220;Signori della corte, egregi estimati avvitati, indove che li mettiamo i podcast?&#8221; A questo punto Marco di Torino (al secolo Marco Pantene) indicherebbe un posto che per non essere lapalissiani ometteremo.</p>
<p>Una soluzione alternativa alla precedente potrebbe essere quella di creare una pagina coi link dei podcast senza metterli residenti sul server, bensì su http://www.megaupload.com/it/</p>
<p><span id="more-59"></span> Megaupload.com è un sito che permette di uploadare file di dimensione massima di 500Mb e di poterli scaricare quanto si vuole, quando si vuole.</p>
<p>per uploadare i file basta andare su sfoglia (in alto a destra) e selezionare il file. poi immettere la propria email, quella del destinatario a cui si vuole mandare il link al file appena messo online (se ve la mandate da soli riceverete il link e potrete darlo voi a tutti quelli che vi pare senza spedirlo per posta) ed infine mettere una breve descrizione del file.</p>
<p>per scaricarlo basta cliccare sul link, inserire il codice di 3 lettere nello spazio in alto a destra e aspettare 45 secondi, poi cliccare su <em>freedownload</em>.</p>
<p>semplice vero?</p>
<p>Eccovi un assaggio: il podcast 201 del &#8220;ballo&#8221;, buon ascolto</p>
<p><a href="http://www.megaupload.com/?d=TM7OLW30" onclick="onClickUnsafeLink(event);" target="_blank">http://www.megaupload.com/?d=TM7OLW30</a></p>
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